Chi registra il contratto, e quanto costa la registrazione?
In breve
Il contratto va registrato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla firma, o dalla decorrenza se è prima: per legge tocca al proprietario, che entro 60 giorni deve darne prova all’inquilino e all’amministratore di condominio. La registrazione la fa il professionista del proprietario, oppure noi per 150 € + IVA, a carico del proprietario. Le imposte sono a parte: con la cedolare secca non si pagano; senza, ci sono l’imposta di registro e il bollo, che di solito si dividono tra proprietario e inquilino.
Quanto si paga di imposte
- Con la cedolare secca: niente imposta di registro e niente bollo.
- Senza cedolare: l’imposta di registro è il 2% del canone annuo, con un minimo di 67 € il primo anno, e di solito si divide a metà con l’inquilino.
- Il bollo: 16 € ogni 4 facciate, per ogni copia del contratto.
- Canone concordato in un comune ad alta tensione abitativa, come Milano: l’imposta di registro si calcola sul 70% del canone.
Casi da distinguere
- Per il fisco, della registrazione e delle imposte rispondono tutte e due le parti, insieme («in solido»): l’Agenzia delle Entrate può chiedere le imposte all’una o all’altra.
- Contratti che con lo stesso inquilino non superano 30 giorni in tutto nell’anno: non c’è l’obbligo di registrarli, salvo che vadano usati in un ufficio pubblico o davanti a un giudice.
- Registrazione in ritardo: c’è una sanzione del 45% dell’imposta (minimo 150 €) se il ritardo non supera 30 giorni, del 120% (minimo 250 €) se è più lungo. Con il ravvedimento la sanzione si riduce.
- Contratto mai registrato: è nullo, ma si può sanare registrandolo in ritardo. L’inquilino può anche chiedere al giudice di ricondurre il canone alle regole di legge.
- Una delle parti è una società estera senza codice fiscale italiano: per registrare serve un codice fiscale italiano o un rappresentante, che risponde anche lui della registrazione.
Quando chiedere al commercialista
Quando la registrazione è in ritardo e serve il ravvedimento, quando una delle parti è estera o quando il contratto a canone concordato non è stato firmato con l’assistenza delle associazioni di categoria.
Fonti
- DPR 131/1986, Testo unico dell’imposta di registro (artt. 10, 13, 17, 57, 69 e Tariffa) (si apre in una nuova scheda)
- L. 431/1998, art. 8 (canone concordato) e art. 13 (obbligo di registrazione) (si apre in una nuova scheda)
- Art. 8 L. 392/1978 (spese di registrazione divise a metà) (si apre in una nuova scheda)
- DPR 642/1972, Tariffa art. 2, e art. 7-bis DL 43/2013 (imposta di bollo) (si apre in una nuova scheda)
- Art. 3 D.Lgs. 23/2011 (cedolare secca: niente registro e bollo) (si apre in una nuova scheda)
- Art. 1, comma 346, L. 311/2004, su Normattiva nella parte «commi 301-400» (contratto non registrato) (si apre in una nuova scheda)
- Agenzia delle Entrate, scheda «Registrazione di un nuovo contratto» (si apre in una nuova scheda)
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