Affittare mi fa perdere la NASpI o altri sussidi?
In breve
Per la NASpI, di regola no: la legge la riduce o la toglie quando lavori (da dipendente, da autonomo o con un’impresa), e il canone di un affitto da privato non è reddito da lavoro. Le cose cambiano se l’affitto diventa un’attività d’impresa, per esempio, dal 2026, con affitti brevi in più di due appartamenti: in quel caso può servire una comunicazione all’INPS. Il canone conta invece per l’ISEE, anche con la cedolare secca, e quindi per tutti i sussidi legati all’ISEE. Prima di firmare chiedi conferma all’INPS o a un patronato, dicendo quale sussidio ricevi.
Casi da distinguere
- Affitto da privato: le regole della NASpI non prevedono che l’affitto riduca o faccia perdere il sussidio. Nessuna norma e nessuna circolare dell’INPS, però, parla espressamente dei canoni: è l’interpretazione prevalente.
- Affitto come attività d’impresa, per esempio affitti brevi in più di due appartamenti: possono valere le regole della NASpI sul lavoro autonomo e d’impresa. Verificalo con l’INPS.
- ISEE e sussidi legati al reddito: il canone conta, anche se scegli la cedolare secca.
Quando chiedere al commercialista
Quando fai affitti brevi in più appartamenti o ricevi sussidi legati all’ISEE. Per i sussidi senti anche l’INPS o un patronato.
Fonti
- D.Lgs. 22/2015, artt. 9-11 (NASpI: quando il lavoro la riduce o la fa perdere) (si apre in una nuova scheda)
- Circolare INPS 174 del 23/11/2017 (NASpI: attività e redditi compatibili) (si apre in una nuova scheda)
- Art. 3 c. 7 D.Lgs. 23/2011 (anche con la cedolare secca il canone conta per i benefici legati al reddito) (si apre in una nuova scheda)
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