Con un’azienda si può fare un contratto a canone concordato?

    In breve

    Nessuna legge lo vieta in modo espresso, ma è la strada più rischiosa: il decreto sui contratti concordati, quando parla di alloggi per i lavoratori, prevede che i contratti si facciano «con i diretti fruitori», cioè con chi abita la casa. La cedolare secca con un’azienda come inquilina: l’Agenzia delle Entrate non la ammette; la Cassazione sì, e si attende la decisione delle Sezioni Unite. Finché non c’è, applicarla con un’azienda espone a un contenzioso. La soluzione sicura è intestare il concordato al dipendente, con l’azienda come garante o che paga il canone per lui.

    I casi da distinguere

    • Il dipendente firma come inquilino e l’azienda fa da garante o paga il canone per lui: concordato e cedolare valgono alle condizioni di sempre. Per esempio, nei comuni ad alta tensione abitativa come Milano, la cedolare è al 10%.
    • L’azienda firma come inquilina un contratto «concordato a uso foresteria»: le agevolazioni sono contestate e ci sono cause ancora aperte in Cassazione, in attesa delle Sezioni Unite. Per la Cassazione, infatti, la foresteria è un contratto atipico, diverso dalla locazione abitativa.
    • Accordi integrativi con le imprese, previsti dal decreto per alloggiare lavoratori non residenti: anche lì i contratti sono 3+2 e si firmano con chi abita la casa.

    Quando chiedere al commercialista

    Quando l’azienda insiste per essere l’inquilina di un contratto a canone concordato: prima di firmare, parlane con il commercialista e con l’associazione di categoria che rilascia l’attestazione.

    Fonti

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